Luoghi stupendi che l'Unesco descrive così:

“Una eccezionale testimonianza vivente della tradizione storica della coltivazione della vite, dei processi di vinificazione, di un contesto sociale, rurale e di un tessuto economico basati sulla cultura del vino”.

“I vigneti di Langhe-Roero e Monferrato - si legge nella motivazione ufficiale dell'iscrizione -costituiscono un esempio eccezionale di interazione dell'uomo con il suo ambiente naturale”.

Con questo riconoscimento - il 50esimo su 1001 luoghi nel mondo - l'Italia si ritrova a guidare la classifica dei 191 Paesi con più siti nella prestigiosa World Heritage List Unesco.
In Piemonte sono state ritrovate tracce della coltivazione della vite che risalirebbero al 5° secolo A.C., quando la regione era un luogo di contatto e di scambio tra Etruschi e Celti. In particolare, vi sarebbero parole sia etrusche che celtiche legate al vino e ancora presenti nel dialetto locale.

Come ricorda l'Unesco, durante l'impero romano, Plinio il Vecchio cita il Piemonte come uno dei luoghi più favorevoli per la coltivazione di vigneti nell'Italia antica. Distese collinari a perdita d'occhio, antichi borghi e castelli arroccati, un susseguirsi di dolci pendii coltivati a vite i cui filari disegnano rigorose geometrie: sono questi i magnifici scenari delle Langhe, del Roero e del Monferrato, divenute Patrimonio dell'Umanità.

Queste lingue di terra che si estendono in un vivace gioco di profili, modulati dal mutare delle stagioni rappresentano la qualità eccezionale del paesaggio piemontese e della sua profonda e viva cultura del vino. Si tratta di aree di produzione di vini di eccellenza e qualità internazionale - quali il Barolo, il Barbaresco, l’Asti Spumante e il Barbera d’Asti - realizzati grazie a un ricco patrimonio di saperi e tecniche, basati sulla profonda conoscenza dei vitigni qui coltivati da secoli (Nebbiolo, Moscato Bianco, Barbera).